Tu prova a non avere un mondo nel cuore, pur riuscendo ad esprimerlo con le parole

Sto cenando davanti al pc. Non succede da, beh, penso l’inizio del 2009. Ed erano, in un certo senso, occasioni speciali. Quindi questo è strano. Strano almeno quanto la cavallina che Loro si ostinano a farmi saltare (per Loro intendo, chiaramente, il LatO OscuRo), cavallina che peraltro va alzandosi. Arriverà quindi il giorno in cui non riuscirò più a saltarla semplicemente scavalcandola, ma dovrò staccarmi da terra e fare tutte quelle cose strane e sono già in panico. Magari giovedì prossimo salto. La lezione, non la cavallina. Non sto studiando latino. E nemmeno spagnolo, in caso mi fossi detto No, non studiare latino, fai qualcosa di utile per l’economia del mondo, non sto facendo nulla, insomma. Scrivo qua, che è pure peggio, vado gravando sull’economia del mondo. Orbene, alcune note sparse. Lo spettacolo teatrale che ho visto nel pomeriggio è stato tendente a Lammerda per buona parte della sua durata. Il problema sono certamente io – ero stanco, sono stupido, etc – ma l’Otello con dei palloncini e una chitarra elettrica in scena ha un che di, quantomeno, pittoresco. I primi quaranta-cinquanta minuti sono stati proprio infernali – sono riassumibili nei gesti di quattro persone che, scandite da una litania che recitava suppergiù La benedizione del Signore ci segua, ci preceda e ci circondi su ogni lato, gettavano il contenuto di alcuni bicchieri (uno a testa, s’intende) travasato da una bottiglia trasparente (doveva apparire come un qualche superalcolico, suppongo) dietro le loro spalle per poi berne l’avanzo. La quinta persona girava con una chitarra elettrica o un microfono, a seconda dei frangenti. Beh, bello. Della seconda parte – per quanto fosse un solo spezzone da 100 minuti, altra cosa che non ho apprezzato eccessivamente – salvo qualcosa in più. Mi duole che siano i palloncini a essere salvati, ma il lato tragico del tutto è emerso solo lì. Beh, riassumendo e banalizzando – ma nemmeno troppo, purtroppo – i due personaggi principali si sono impiccati appendendosi al collo una corda che veniva trascinata – posso solo immaginare con che forza – verso l’alto da dei palloncini. Di quelli colorati, che ci sono (? da dimostrare) alle feste, solo che alle feste non volano. Beh, lì volavano. E uccidevano. Penso che, ora che è stata donata loro la capacità di volare e di uccidere, sia necessario regolarli in qualche modo. Insomma, sono gli ultimi arrivati, devono adattarsi. Beh, so che è una porcata, ma a me l’idea è piaciuta. Il resto è stato terrificante. Così come è stata terrificante la mattinata. Mi accingo a prendere il diario, dove mi sono segnato alcune cose particolarmente terribili – la cavallina è impressa nella memoria, difficile dimenticarsene – della giornata. Orbene, si parte dalla terza ora, ché le prime due se ne sono andate correndo in tondo senza scopo né destinazione. Metà classe era verificata da una verifica di recupero, l’altra metà schiacciata nella parte destra dell’aula. Io, ovviamente, in prima fila. Così, giusto perché la lezione era eccessivamente interessante e necessitavo di staccare un attimo per evitare che i troppi concetti assimilati tutti contemporaneamente mi causassero un aneurisma cerebrale, mi sono soffermato a guardare il bordo del banco rivolto verso il fruitore. Beh, v’era scritta una lista di nome di gentili donzelle (con l’Uniposca lilla), alla fine della quale c’era un cuore. Di quelli che al pìccì si fanno con <+3. Beh, sorvolando sul fatto che i nomi erano tutti terrificanti (Ines, dico, Ines, cazzo), il concetto era altrettanto pessimo. Era comunque il banco del truzzo (fighetto, no rozzo), dovevo aspettarmi qualcosa di simile. Ma mi ha comunque messo tanta tristezza. La mia è invidia, ovviamente. Però insomma, il binomio lezione di scienze sulla riproduzione e tentativi del truzzo di riprodursi mi è risultato piuttosto stucchevole. Sensazione ripropostasi poi, a teatro, quando ho scoperto, magno cum gaudio, che ello mi sedeva accanto. Lo spettacolo era terrificante e ho potuto chiedergli dell'ipotetica interrogazione di matematica di domani – era una domanda fine a sé stessa, però, ché io son già stato interrogato – e pure l'ora più e più volte. Quindi, in un certo senso, gli ho trovato uno scopo nella vita. Buon per lui, male per me. Poi c'è stata l'ora di fisica, che da sempre fonte di particolari porci che dicono stronzate ad altri porci, le due di oggi suonavano più o meno come La molla, soggetta a una forza, si smolla e un’altra di ben più complicata elaborazione. Si parlava di moto su piani inclinati o qualcosa di simile – io ero già impegnato a pensare a cose che illustrerò sotto – e c’era la forza tangenziale (?) e, beh, quale rapido e ovvio collegamento se non quello con la battuta più triste di un’infanzia, ossia Vai a giocare a moscacieca in autostrada, dai, in risposta a qualcuno di particolarmente fastidioso. Quando ti augurano così di morire, la voglia viene davvero. Credo che l’inventore fosse un fine psicologo. O un fine idiota. A occuparmi per l’ora successiva è stato Il gufo con gli occhiali, di Gianni Morandi. Già. Per quanto io pensassi avesse a che fare con lo Zecchino d’oro, a casa c’è stata l’amara scoperta. E vabbè. La canzone è un capolavoro, poche palle.
Una cosa che dimenticai di accennare ieri – e questo dimostra che ieri non era giorno in cui scrivere – è un discorso fattomi da un compagniuccio di classe per intrattenersi durante il viaggio di ritorno dal Rito supremo e solenne di ieri. Orbene, mi si è seduto accanto senza una buona ragione, che non sia la mia estrema simpatia, e quindi senza una buona ragione. Non ho idea di come sia iniziato il discorso, non ho idea di come mi abbia potuto rivolgere la parola, ma è comunque successo. Sarà che sono buono e gentile. Mi ha parlato delle sue aspirazioni future, perché, cito testualmente, La vita te la costruisci ora. E, procedendo con ordine, questa è la prima cosa che mi ha messo i brividi. Comunque essa sia intesa, quanto al lato sociale della vita, a quello culturale, a quello economico o chessò io. Noi ora si dovrebbe, secondo lui, decidere che ne sarà di noi e come lo sarà. Illuso, pazzo, maniaco, ipocrita, stronzo, lungimirante in modo accecato. Per quanto io mi ci strugga, è impossibile. E lui è ciò di cui sopra e sarebbe pure altro, se ora riuscissi a tirare fuori un sesto aggettivo negativo, ma proprio non va. Beh, la vita ce la si costruisce ora. Scegliendo gli amici, scegliendo il percorso di studi, scegliendo gli hobbies, scegliendo quanto essere infami (oh, guarda, ciao Sesto!), etc. Bene, lui si costruisce la vita andando a studiare economia in un qualche paese anglofono. Fa piacere, dovrebbe pure fare altro? Tipo procurarmi un prurito in qualche luogo non meglio identificato? Perché forse così è accaduto. Perché il discorso era pure vagamente interessante, finché non è riuscito a virare su Dubai. Oh, lui andrebbe a Dubai, ma non sa se costruiranno in tempo le università. Tanto ridere. Poi mi ha chiesto cosa vorrei fare io. O Medicina o Lettere, dico, ché mi attirano e le emorroidi delle ottuagenarie e tutto quell’altro mondo là. All’estero, mi chiede. Panico, penso di rispondergli. Non gli rispondo. Cambia argomento. Politica. Seguito tacendo – o annuendo, che ognuno ha le sue convinzioni e soprattutto le sue sono ben radicate – come mio solito, ché ormai ho rinunciato anche solo a pensarle, le mie idee.

Piesse. Nella versione disgrafica, il titolo conteneva la parola “fondo”. Yay.

Una Risposta to “Tu prova a non avere un mondo nel cuore, pur riuscendo ad esprimerlo con le parole”

  1. magamagò Says:

    “il tempo ci costringe a fare misurazioni di calendari, pendoli e cronometri, c’è chi lo sfida, chi lo teme, chi lo nega, e c’è chi francamente se ne frega. andiamo avanti solo per inerzia e giù per piani inclinati risparmiando le forze; intrappolati tra pretesti e contesti, nell’ufficio dei protesti” e potrei anche andare avanti, ma va bene così.. lo prendi papà? sì! :D

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