Sing me something new

Giusto per dovere di cron(ì)ca, avevo iniziato ieri un post con questo stesso titolo – ho pure riletto ciò che avevo scritto ora, ché era salvato nelle bozze, sebbene io ne fossi completamente all’oscuro – ma alla lunga proprio non piaceva. Quindi, titolo-Oasis, ché alle volte capita di ascoltarli e il Sing me something new di Stand by meeeeee mi piace sempre un sacco. E lo trovo sempre un sacco calzante, soprattutto quando riesco a inserirlo in un soliloquio. Cioè sempre. Quindi, vorrei qualcosa di nuovo da me, vorrei fuggire da me, vorrei morire da me. Troppe cose, tutte insieme. Inizierò a cenare, per stasera. E quindi, le ultime due colazioni sono state rovinate dalla presenza aleggiante e aleatoria del genitore di sesso femminile che, pur alzandosi ogni mattina alle 4 e andando a dormire non prima delle 23, lamenta il sonno. Sempre sia lodata la coerenza, ché Gesù ne ha ricevute troppe di lodi per i miei gusti. E forse pure per i suoi. Ora, la mattinata di ieri è stata parecchio così, come la di oggi. Niente di che, insomma. Pomeriggio particolare, dopo aver speso qualche frangente in modo a me consono, ho finto di studiare latino e poi mi son messo a leggere. Iréne Nèmirovsky. Beh, poche storie, trattasi di capolavoro. Mi dilungo su ogni cosa in questo blog, ma questa è addirittura la terza/quarta volta che lo cito, mi è davvero entrato dentro, come m’è entrata dentro lei, un po’ in punta di piedi, come il protagonista del libro, che si chiama Sylvestre, ma si fa chiamare Silvio, per una ragione che non ricordo. Via, al riguardo, mi cito:

Non so bene che dire, posso però partire dal fatto che mi è entrato dentro. L’ho iniziato domenica mattina, tra il 12.00 e il 12.30, che doveva arrivare mio fratello per pranzo e quell’attesa va trascorsa in qualche modo e domenica era una bella giornata e il pomeriggio sarei voluto correr fuori, portandomi dietro il libro, ma non l’ho fatto. L’ho letto lunedì mattina, prima di andare, a scuola. Mi ero alzato molto presto e avevo una mezz’ora da trascorrere. Ne ho parlato in più frangenti sul mio blog, perché l’ho trovato calzante davvero ovunque. Ne ho parlato ieri a un colloquio per una borsa di studio (bla bla bla) Kansas (bla bla bla) tre mesi (bla bla bla) e mi hanno chiesto che mi piacesse fare e gli ho detto che leggevo e mi hanno chiesto che genere preferissi e sono andato in panico e mi hanno chiesto che cosa stessi leggendo e ho detto Nemirovsky e una sapeva di che stavo parlando e sentire il nome pronunciato come andrebbe pronunciato (io proprio non son capace) mi ha infuso un senso di pace interiore. E in questo triste pomeriggio ho deciso di trascurare sia il latino che la fisica che la matematica che la mia vita per leggerlo, mi mancavano una cinquantina di pagine (45 di libro+10 di postfazione (?)). Ed è andato e non so se è un problema mio, ma pensando a un commento (a questo, commento?) a venti pagine dalla fine mi dicevo che Silvio era stato estraneo a tutti i fatti e non aveva fatto nulla ed era proprio un narratore inutile, per quanto come personaggio fosse interessante. E non so se è un problema mio, che non capisco proprio mai quello che sta per accadere in un qualsiasi libro-film – mi immedesimo parecchio, sì, anche se il regista è una capra – o se qui è cosa comune, ma mai e poi mai mi sarei aspettato una conclusione simile. Mai e poi mai mi sarei aspettato una conclusione. E ci sono pure alcune citazioni, che ho segnato come note a margine qui – non ho ancora finito, sono credo a due – che un po’ mi son piaciute un po’ forse le ho esagerate, ho voluto vedervi più di quanto ci fosse.

Poi mi son scusato con la persona a cui l’ho scritta, questa cosa, così mi scuserò con voi. Ieri sera, poi, ho visto un film. E un po’ m’è piaciuto e un po’ no. Insomma, non m’è dispiaciuto, ma nemmeno griderei al capolavoro – per quanto io lo faccia piuttosto facilmente, ma questo non dovrebbe andare a sminuirlo. L’idea è che se il regista – o chi per lui, insomma – avesse osato un po’ di più, mi sarebbe piaciuto da morire. Da morire, tsè. Frase paracula, ché poi magari uno crede davvero che possa succedere. Beh, poi c’è stato oggi, passata la colazione e uscito di casa, di nuovo quell’odore. Come venerdì scorso – sì, ho controllato qui. Terribile, insomma. E oggi non pioveva, quindi le salde basi scientifiche della mia spiegazione sono andate, come dire, a puttane. Peccato eh, il Nobel era a un passo. E non solo quello. Non pioveva. Già. Perché non pioveva? Perché oggi c’è stato un bell’assaggio di primavera. Di quelli che poi ti viene voglia di rimandare indietro il piatto, però. La giornata è stata bellissima – i canoni non li stabilisco io, s’intende – ma ho realizzato quanto il cielo azzurro terso e il sole caldo facessero primavera solo quando, aprendo la porta per rientrare alle 4 (16, s’intende) ho avuto uno scontro a fuoco con una vespa. Paralizzata. Ma incuteva un sacco di timore. Vabbè, tornano le vespe, che sinceramente non so dove siano state negli ultimi mesi, certo è che potevano starci pure tutta l’estate che le lacrime le avrei versate per altro. Quindi oggi il sole ha illuminato la giornata. Non che alcuno gliel’avesse chiesto, anche questo s’intende, eppure lui ha voluto essere radiante e rischiararci et alluminarci come faceva già in quel dell’Umbria qualche secolo fa. Quindi grazie sole, senza di te non avrei proprio saputo come fare oggi. Nessun viaggio alla cieca per il cortile a causa della tua radiante luce, niente caldo infernale alla terza ora – dopo educazione fisica. Oh sì, educazione fisica. Niente cavallina. Gaudio!. Ha ben pensato di essere sostituita dal fratello che non ha mai avuto (probabilmente un aborto), il salto in alto. Ohssì, ho fatto proprio un bel salto, credo di aver superato l’elastico (!) posto circa a due spanne da terra. – niente afa all’intervallo perché figurati se ‘sto sole scalda. Si vede che è stronzo e che fa solo finta di scaldarti, niente psicosi collettiva perché è uscito il sole e praticamente dopodomani è giugno e tanto vale che inizi ad abbronzarmi ora. Quindi tanto tanto grazie sole. Senza di te, non saprei proprio andare avanti. Sta’ attento, che se ti manifesti ancora un paio di volte, finisce che ti amo. In questa giornata di sole splendente – un inciso che mi è sovvenuto orora. Mi fastidia tanto che manchi il participio passato di splendere. Insomma, come se qualcuno, un giorno, avesse deciso che il sole avrebbe dovuto splendere per sempre e che l’azione era obbligatoriamente continuata e non puntuale. Fottiti non glielo diciamo a questo linguista che mi ha rovinato il futuro? – avrei dovuto/dovrei/dovrò studiare latino e spagnolo. Latino avrei già fatto, insomma, tra le 17 e le 18.30 sono stato a letto, già in pigiama, con un paio di libri in mano, a leggerli e sfogliarli, armato di Nutella – altro inciso sulla Nutella. Nella sua visita di martedì, fratello se ne è nutrito, con cucchiaino. Caso e uso, nella storia, hanno portato il cucchiaino in una posizione molto scomoda, ossia quella di dover passare dall’alimento alla saliva dell’alimentando in un attimo, cosa che immagino possa essere sgradevole. Beh, fratello, usando il cucchiaino in modo non igienico ha portato la saliva dalla sua bocca al mezzo al barattolo. Barattolo da cui io mi son nutrito con lo stesso schema. Questo per dire che la commistione di saliva passante per la Nutella un po’ mi mancava. – e di non-voglia. Poi alle 18.30 c’era StudioAperto, che almeno una puntata a settimana la devo vedere e c’era il Lambro e così via e ho guardato quello. E ora sono qui, l’altra metà di latino che mi manca sta aspettando, così come aspetteranno Manrique e i suoi amichetti. Ah, un’ultima cosa. La terza ora è stata davvero foriera di cose interessanti – insomma. Il libro di scienze diceva che in un’ora un bulimico può ingurgitare fino a 50000 calorie. Trovo la cosa tendente all’inconcepibile, ma tant’è. Ora, giacché la borsa è misurata tramite il prezzo dei BigMac, ho pensato che avrei potuto calcolare quanti barattoli di Nutella da 400g sarebbero valsi 50000 calorie. E così ho speso una buona metà dell’ora. Altra cosa interessante, la scheda sulla sifilide. Beh, ho ufficialmente deciso che mi piacerebbe davvero un sacco morire così.


I ricci sulla fronte
Le lettere d’amore
Sfumare l’orizzonte
Stare male
Il senso della morte
E la sifilide
Per archiviare il caso
Riguardante te

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