Mi dici che ti emoziona il tramonto

Però a me non verrebbe da chiederti se ce l’hai per caso in tasca un chewing gum. E, beh, mi spiace, ché se fossi così geniale ora non sarei qui ad allietarvi, sarei quantomeno su Splinder. O avrei un dominio tutto mio, di quelli che poi quando muoiono un po’ di spiace perché pensi che sia morta anche la persona che ci stava dietro, di certo la sua identità, sicuramente la sua voglia di pubblicizzare il proprio nome attraverso in URL. Ma comunque. Avevo scelto questo titolo, oggi. Forse attorno alle 13, forse attorno alle 7 stamattina, proprio non ricordo. Un’altra cosa che proprio non ricordo, oltre ai motivi che hanno spinto i miei genitori a procreare nuovamente – ridondante, dico, ridondante – è perché l’avevo scelto. Non solo per scoprire come si scrive chewing gum, spero (sì, ho scoperto ora che è il gerundio di chew. Anni buttati nel cesso, sciacquone tirato, tubature rotte, sono in prossimità del centro della terra e inizio a evaporare, ormai). Buona notizia: mia madre dormiva ancora quando sono uscito di casa, questo significa colazione santificata e sacrificata (sì, grazie a una ricerca su Google ho scoperto che pure sacralizzare esiste, ma questo giocone di parole è così spassoso che non potevo fare a meno di lasciarlo. Ahah, questa è l’eco della risata). Tanto sacra che ho pure studiato latino, nella mezz’ora che occupa lo spazio temporale compreso tra le 6.05 e le 6.35. Mancavano caffè e Baustelle e poi il post si chiamava Come ai bei tempi o Si stava meglio quando si stava peggio. Non ho ancora deciso, ché fino a due-tre decine di secondi fa non mi ero posto il problema. Ora. Un’altra notazione circa la giornata riguarda il latino. Il verbo Fuisses esiste davvero, non era uno scherzone del mio insegnante. Peccato, quello spazio bianco poteva essere riempito con più fantasia. Il resto è scivolato, al solito, ché magari uno, leggendo, pensa a altro. No, non è così. Pioveva, stamattina. Questo fu molto buono. C’era pure un odore vagamente particolare, sempre quando sono uscito di casa. Ora, non è che nella mia vita accada tutto in quel frangente, è solo che per il resto non accade proprio nulla e devo dare risonanza a quello per riempire questo spazio che ormai ha senso di esistere solo se straborda di parole che non hanno né capo né coda né corpo. L’odore non era particolare e schifoso come quello di ieri o di settimana scorsa, solo particolare. Non ne ho trovato fonte, ovviamente. Però pioveva e tanto bastava a essere. Forse, oltre a essere, ero pure, non dico felice, ma quantomeno appagato. La pioggia mi cadeva addosso, le goccioline si depositavano sui capelli, sul giubbotto, sullo zaino, sulle scarpe, sulla mia aura di egoismo e questo mi rende un po’ più parte del mondo. Quindi sì, senso di appagamento, ché se fossi morto lì per lì, la pioggia non avrebbe raggiunto il terreno nello stesso modo. Sono praticamente parte dell’ecosistema. L’asfalto non si sarebbe nutrito della pioggia a quel modo se non fosse stato per me. Gesù, se mi senti, ti ringrazio per il ruolo fondamentale che mi dai ogni giorno. Non saprei come fare, senza di te, senza fungere da grondaia. Ora, il punto della giornata è stato un altro. Questa è l’ultima giornata di ignoranza – non in senso lato. L’ultima mia giornata di ignoranza in senso lato sarà quella del mio funerale, ché non assicuro che nei giorni che intercorrono tra la fine dei battiti del mio cuore e la mia bara che sbarra la strada alle auto l’eco della mia incompetenza si smorzi – ma ignoranza riguardo il Kansas. Quindi, posso dire nuovamente che adesso aspetterò domani e stavolta davvero per avere nostalgia. Qualunque sia il responso, era meglio non saperlo.

È una ruota, che gira, che gira e se ne va.

Una Risposta to “Mi dici che ti emoziona il tramonto”

  1. mantiduzza Says:

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