Hodie et ieri

Un po’ confuso. Questo il commento che fece l’insegnante di spagnolo alla voce “coerenza e coesione” del mio testo di spagnolo. Non che quella sezione sia mai stata il mio forte – il testo, lo spagnolo, ma soprattutto, la coerenza e la coesione – ricordo un 3 in terza media in un tema – di italiano, stavolta, peccato – che di certo avevo sudato per guadagnarmi. Ora, io tutto sommato mi divertii a scrivere quel testo – e non solo per le strutture grammaticali inventate, anche per i contenuti – ché io al senso della vita avevo mai pensato e, soprattutto, non l’ho ancora fatto. Era un compito carino, si partiva da un fumetto dei Peanuts e dall’incipit de La familia de Pascual Duarte di Cela, che, in qualche modo, riguardavano la cosa. Mi sono divertito quindi a scrivere certe cose – ancor più ridanciano è stato tradurle – e lo lascio qui, a imperitura memoria. Quell'”un po’ confuso” mi ha dato comunque da pensare – più dei due PE che ha scritto, non ho assolutamente idea di cosa significhino e non sarò certo io a chiedere. Che me lo venga a dire lei – giacché i ragionamenti mi parevano piuttosto lineari. Con basi piuttosto discutibili, certo, ma comunque logici. Eh vabbè, sarà per il prossimo testo sul senso della vita che scriverò – un argomento sempre dietro l’angolo, tra l’altro. Non ho ben capito se sono le mie idee a essere confuse – l’ho riletto in questo frangente e lo trovo semplicemente fantastico – o la mia esposizione. E c’è l’imbarazzo della scelta, francamente. Altra cosa che un po’ imbarazza, è che son riuscito a convincere – con il supporto di un compagno di classe – la mia compagna di banco che la mestizia è una verdura. Non mi imbarazza tanto l’esserci riuscito – qui si aprirebbe un grosso discorso su quanti hanno realmente letto i passi dei saggi critici dei capitoli di Manzoni l’anno scorso, ché la mestizia compariva in tutta la sua magnificenza più e più volte (e mai nel piatto di qualcuno) – ma mi imbarazza la mia capacità di convincerla. Non sono mai riuscito a mentire, al massimo omettevo. E poi la mestizia è improvvisamente diventata una verdura – povera ragazza, ne è convinta davvero. Millanta che la madre gliel’ha forse cucinata senza avvertirla e che in futuro la cercherà all’Esselunga. È indubbiamente l’effetto Kansas – tra l’altro, l’insegnante di spagnolo, consegnandomi il compito, mi ha chiesto se fossi felice di essere tra gli scelti e prescelti e prelevati, aggiungerei. L’ha chiesto solo a me, dei tre presenti (due a sciare, ehm, morite) e questo mi ha fatto felice (sì, la amo), quindi le ho detto che sì, ero contento. Non le ho detto che ero contento perché me l’aveva chiesto, ma tant’è. Non ho ancora deciso se sono contento, per la cronaca, lo dirò al ritorno, se mai tornerò – che mi cambia dal profondo, mi sconquassa e mi sviscera. Il momento clou della giornata è stato comunque ben altro, giacché tutte le mie scelte hanno avuto ben precise conseguenze – non sempre a breve termine, per certe scelte tremo in attesa degli effetti – quella di frequentare il gruppodistudiodellasettadellunedì s’è palesato giusto oggi, nel suo male assoluto. Ora, il lunedì ci si ferma, una trentina di persone, qualcuno è deputato al preparare pasta e sugo, gli altri si dividono tra cazzeggiatori e gente che apparecchia e sposta e fa e disfa e così via. Beh, io solitamente apparecchio, ché altro – compreso cazzeggiare – proprio non so fare. Altro momento fondamentale del pasto è quello in cui vengono immolate le due anime che dovranno pulire i resti del cucinato nelle pentole. Beh, scampavo la cosa da circa un anno solare, oggi è stato proprio compito mio. Mh. Il male assoluto? L’acqua calda che sì, arriverà, insieme alla mia simpatia, stesso pacco-regalo; i lavandini che no, non ci stava la pentola per intero, ce ne stava giusto una per metà; sempre i lavandini che no, non potevano non riversare il loro contenuto nelle fogne, dovevano bensì riversarlo nella stanza da sotto i nostri piedi, a tradimento; le forbici che certamente tutte le persone sane di mente hanno usato una volta nella vita per tagliare la mozzarella a dadini. Anche le spugne non erano niente male, con colture autonome di batteri e funghi e muffe. Come dire, il mio dovere l’ho fatto. Ho pure dovuto riportare le pentole in un posto molesto, in cui una vecchietta molesta non si è palesata nella sua natura, ma ha ben pensato di ignorare le mie richieste di aiuto. E poi dicono dei giovani, io mi sarei insultato, altrochè ignorare. Beh, posso comunque dire di aver toccato lo schifo assoluto quest’oggi, credo di poterne pure essere fiero. Poteva andare peggio

*Sospiro di sollievo, che post di merda*

P.s.amestesso: oggi non credo di essere eccessivamente in me. Anzitutto, la terza ora avevo la verifica di letteratura latina. Ho risposto alle domande in una decina di minuti – ma no, non pensiamo alle risposte, figurati se può essere utile fare un discorso coerente e coeso – e poi sono stato i restanti quaranta a fissare la gomma. Quando è suonata, ho aggiunto una frase all’ultima domanda e ho consegnato. Tutto ciò mi è risultato, poi, molto bizzarro. Cifra significativa del fatto che non fossi in me è stata comunque la mia indole ridanciana davanti alla mia condizione di lavapiatti. Insomma, in circostanze normali me ne sarei semplicemente disperato e non per la cosa in sé, ma per la situazione generale. That’s odd. Per ora lascio nelle bozze. Se pubblico, pubblico domani. Se non pubblico, sto parlando da solo. Cazzo.

Inoltre.

Ché non ho pubblicato ieri. O meglio, sì, ma poi ho sbattuto nelle bozze perché avevo problemi con l’immagine e mi vergognavo davvero tanto. Ma oggi ho ricevuto nove visite, tutte speranzose di trovare mie nuove parole con cui allietarsi la serata, e invece, maledetto sia io, la mia progenie, la mia famiglia tutta. E pure Gesù, che se viene maledetto Gesù si sprigiona un paradosso niente male, con sua buona pace. Anzitutto, ho realizzato che ieri non ero assolutamente in me. Non dico che sembravo felice, ma sembravo una persona normale e questo non va affatto bene. Ora vado filosofando su Facebook per distruggere le certezze di un amichetto, ma mi sono sentito davvero fuori di me, col senno di poi – di cui son piene le fosse (cit.) – ieri sera. Grazie al cielo, ieri è finito, l’oggi è da vivere, il presente è un present perché un gift e così via. Beh, procedendo con ordine, credo di poter tranquillamente dire che sono un colione. Così ho scritto la parola “coglione” sul foglio che ho passato a quello che s’era messo col banco davanti a me, durante la verifica. Suggerire senza insultare è piuttosto triste. Mi ha pure chiesto se sapessi scriverlo davvero, giusto per dimostrare che le mie parole non sono mai vane. Ora, io penso di aver preso 4 nella verifica. Ma è perché ho dei principi. Due esercizi non avevo assolutamente idea di come risolverli, la spiegazione in itinere alla lavagna era troppo porcata perché ne approfittassi. Idem l’esercizio in cui il primo punto era necessario per svolgere i seguenti e presentava la soluzione – così il punteggio più alto va al primo punto, ma almeno vedo che sapete risolvere gli altri due – e no. Le soluzioni durante una verifica sono uno dei paradossi stellari a cui ho assistito quest’oggi. E non se ne parla che ne approfitto. Prendo e porto a casa il mio 4. Forse 5, ma non sono esattamente risoluto a risolvere esercizi di matematica, e quindi. Dopo questa presa di posizione veramente veramente comunista, come non ne avevo da che ho sabotato la penna di un mio compagno di classe – dopo avergliela procurata – che presentava il simbolo della Lega. Eh sì, la rivoluzione parte dal basso e sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo e se non cambi le persone, il mondo rimarrà sempre uguale e, inoltre, la misticanza è una verdura. Indovinate a quelle delle svariate credo. Orbene, dopo la mirabolante verifica – tra l’altro, mi sento di tradire l’insegnante comportandomi così. Lei ha fiducia in me (ne ha in tutti, ma ovvio che la mia percezione è tale perché ne abbia più in me che altro). Almeno lei – c’era il teatro. Quarto appuntamento scolastico – quinto mio, ché il prozio si sentiva apparentemente in debito o così via insomma, non ho ben capito perché tra tutti i suoi simpatici e propositivi nipoti abbia invitato proprio me – e Il malato immaginario. Carino, risata meno facile de’ La locandiera, non che me ne abbia strappate molte, ma insomma, gli ipocondriaci mi hanno sempre fatto impazzire. In senso buono, s’intende. Poi, beh, c’era un attore che parlava con accento napoletano, non potevo non amarlo e così via. Prima di entrare, ho avuto il piacere di incontrare precisamente nonsochi, tale Victoria, amica di amici e così via che dopo aver salutato tutti mi ha notato e – tunonsochisei! – e tutt’ora non lo sa. Quanto sono perfido. All’interno, ho appreso – non durante lo spettacolo, ma quasi – che il truzzo di cui ho già amabilmente discorso – due accenni sono sufficienti a stamparlo nella mia memoria, non so in quella delle persone normali, chissà quando si tratta di persone smemorine – cambia scuola. Se lo accettano dillà, ché non è esattamente una nota di merito che tutti vorrebbero accaparrarsi giusto per poterlo vantare nella bacheca. Eppure, penso e soprattutto spero che lo prendano. Fa proprio per lui, il liceo sportivo, ché l’amichetto in macchina con me, l’ha definito unpo’unachecca e non son voluto scendere nei dettagli. Non vedrò più la sua faccia. Finalmente, mi sento di aggiungere, che una personalità così scarna io non l’ho mai vista. E ne ho conosciuti di insetti. Poi, poi sono uscito dal teatro, poi ho visto un ragazzo piuttosto immigrato – e se non era immigrato ma italiano, tanto meglio per lui finché vive in Italia. E non mi si tacci di razzismo, ché non voglio anticipare la frase dopo per spiegarmi e tanto avete capito – che distribuiva volantini che chiedevano – non gentilmente, direi – di votare per la Lega alle Regionali. Beh, lui forse non ne era consapevole o se lo era non è che potesse fare altro, ma che poveracci, quegli altri. Mi sento di ritenere un po’ poveracci anche i bresciani, che hanno un semaforo totalmente oscurato da un cartello stradale. Mh. La terra dei cachi.

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