Devitalizziamo?

Devitalizziamo. O meglio, non è che ci sia scelta. Certo che trovarsi a sedici anni sedici con un’inutile appendice ancora attaccata al corpo (leggasi un dente nella parte sinistra della bocca, per quanto la definizione possa risultare ambigua) un po’ triste lo è. Era inutile anche prima, giacché io ho sempre masticato con la parte destra della bocca – per quanto, a dieci anni, ossessionato dal fatto che avevo speso i miei 3-4 anni di coscienza utilizzando quel versante, decisi di passare a masticare per dieci anni sulla parte sinistra. Progetto mai concluso, sfortunatamente, finirò male, molto male – e la sinistra era giusto un ornamento. Un brutto ornamento, aggiungo, ché ho dei brutti denti. Uno, avendo dei brutti denti, si aspetta che siano sani e forti e crescano con robuste radici impiantate nella gengiva e spezzino e macinino ogni singolo boccone di ogni singola cosa che si possa ingerire. Poi scopri che non è così, ma per un po’ c’avevi creduto. Quindi ora sto qui, cullato tra un’anestesia e un painkiller – ammettete, su, che il nome più inglese è un pezzo più figo e non ce ne sono di palle – aspettando che finisca l’effetto dell’una, perché inizi quello dell’altro, sperando che non si sovrappongano, che a sedici anni è troppo presto per il Nirvana, soprattutto se non posso affrontarlo con tutta la dentatura. Beh, stravaccato – a me piacerebbe stare sdraiato, ma se non mi mettono praticamente a testa in giù non sono contenti, quei tizi là – sulla poltrona ho sentito accadere nella mia bocca tutto il male possibile. Senza vedere, tra l’altro, ché la luce sopra mi accecava e lo sguardo del dentista era piuttosto penetrante e volevo evitarlo. Il dentista, tra l’altro, si chiamava Spampinato. Almeno credo, lo esibiva fieramente sul camice (rosso? un compagno? il compagno Spampinato), ma non ho voluto soffermarmici. Che poi pareva che mi stessi burlando del suo cognome, quando proprio era ciò che stava accadendo, ma non è carino. Mica se l’è scelto lui. Come lui non s’è scelto quella voce ridicola e quella brutta faccia. In compenso, è pure stronzo. Lo rivedrò mercoledì, per il secondo round, frattanto dovrò farmi di antibiotico, se la gengiva mi si dovesse gonfiare come una zampogna. O se mi facesse male come se al posto della faccia avessi una zampogna. Sostanzialmente, prenderò l’antibiotico, così, in simpatia. Inoltre, ho svelato alla mia compagna di classe che la mestizia non è esattamente rintracciabile nel banco frutta dell’Esselunga e che altrettanto sicuramente non l’ha ingurgitata a sua insaputa durante la sua infanzia, ma che probabilmente un dizionario le avrebbe chiarito le idee. Sono quindi ufficialmente diventato in quel frangente, Incommentabile. Per quelli di voi che vogliano rivolgermi un insulto e abbiano scarsa fantasia. Per quegli altri, basta l’insulto che mi ha rivolto poco dopo, che io trovo particolarmente pesante, che è Come sei. Punto. Tutto lì. Poteva aggiungere stronzo, fastidioso, menefreghista, cinico, incurante, una merda, incredibilmente raccapricciante, maledettamente antipatico, obiettivamente infame (obiettivamente è il suo avverbio preferito) e così via. Ha preferito Incommentabile e il nulla. Mi avrebbe fatto male. Altro, fondamentalmente, non è accaduto. Però è successo altro. (non ho ancora stabilito qual è la differenza che voglio porre a succedere e accadere, mi paiono proprio simili simili, fate conto che non lo siano. Be rational, be real) Fondamentalmente, ultimamente – ed è un ultimamente vero, non uno in senso lato che va a coprire un lungo periodo passato che ha portato a riflessioni giunte a maturazione solo ora. No, io parlo degli ultimi tre-quattro giorni. Per quanto siano accomunabili con dicembre e così via, ho ricordo vivido e da brivido di questo “ultimamente” – mi sento terribilmente e incontrollabilmente vecchio. Sarà quel capello bianco a sinistra della fronte, che nella massa informe di capelli scuri – ecco un’altra cosa interessante. (risate sguaiate alla parola interessante) Non ho mai capito di che colore siano i miei capelli. Non mi paiono neri, ma certamente nemmeno castani o mori e chessò io. Quel che è certo è che a breve sarò brizzolato e poco dopo morirò – sarà il fatto che ho vissuto approssimativamente sedici anni e due mesi e un po’ di giorni e sono davvero tanti nell’arco di una vita e pure di due, sarà che ultimamente ho così tanto da fare e così poco tempo che ho modo e motivo emotivo quotidiano di scrivere sul blog. Sarà per il fatto che settimana scorsa e l’anno scorso mi paiono temporalmente tanto vicini quanto lo sono ora e mezz’ora fa. Sarà che sono vecchio davvero.

Una Risposta to “Devitalizziamo?”

  1. mantiduzza Says:

    se solo.

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