Nobody ever had a dream round here

Delle attese che mi ero fatto della serata di ieri, l’unica vagamente non disattesa riguarda l’orario del Tuttiacasa – per quanto tutti fossi solo io. Beh, quanto al bar, c’era davvero poco da ben sperare. Il compagno di classe fascista e juventino non poteva che eccitarsi anche solo con la palla in mezzo al campo, non poteva fare a meno di insultare l’unico fiorentino presente (non ero io, per la cronaca)  in modo piuttosto triste. Insomma, lo ignoravano tutti, povero ragazzo. Io ridevo un po’ di lui e un po’ con lui, ma credo che questo non l’abbia capito, soprattutto perché non credo di potermi permettere di ridere di alcuno, ora come ora e sempre come ora. Il bar era un posto quantomeno discutibile, con sedie traballanti, tavoli traballanti e panche traballanti. Tutto traboccava di dondolii, insomma, e continuo a chiedermi come sia possibile costruire una panca che non stia perfettamente sulle quattro gambe senza farlo volontariamente. Eh vabbè, sono stato a tastare l’instabilità della vita attraverso l’instabilità di quelle sedie per circa un’ora, nel complesso. Nello specifico, verso metà della seconda metà della partita è arrivato il truzzo atroce (per cui è stato coniato da altri il termine truzzo bizzarro, cui io però preferisco il mio truzzo buzzurro) che, notizione, di quelle che vi sconvolgono la vita, che ribaltano tutte le idee che avete avuto fino ad oggi, di quelle che ribaltano ogni concezione del mondo (da geocentrica a eliocentrica e ritorno), di quelle che vi fanno pubblicare su Fb il link Aspetto qualcosa che mi sconvolga la vita e poi arrivano e pensate che il vostro oroscopo quella volta che ha detto Quest’oggi Marte è allineato con sé stesso, scoprirete qualcosa di sensazionale aveva proprio ragione – ma solo in quel frangente, ché voi non credete agli oroscopi – di quelle che vi farebbero saltare queste inutili quattro righe di introduzione perché poi è davvero una stronzata che mi fa crucciare, beh, da lunedì torna a scuola da noi. Il venerdì di là ha prodotto la considerazione che quella non è una scuola. E torni lì? Colione tu, colioni tutti. Beh, bar disctubile, compagnia discutibile, fortunatamente ce ne siamo andati prima della fine della partita. Qui, freddo discutibile, giacché ho realizzato che passeggiando accanto a una pozza (che gli ottimisti chiamano lago) c’è un’interessante brezza – dubito che sia marina, ma brezza rimane – che ti sferza la faccia. Il posto era ben diverso da come me l’aspettavo, ma quel nome è davvero imperdonabile. Come è imperdonabile la gigantografia di New York (?) in una delle stanze, una di quelle foto artistiche che vi vogliono far credere che siano artistiche e alla fine è solo una foto di una cosa bella, non è una bella foto. Accanto a essa, targhe più o meno esotiche di automobili, giusto per mescolare due cose che alle volte vengono associate, ma che non c’azzeccano proprio nulla. Ho avuto il piacere di scoprire che una volta vi era un’intera parete dedicata a quelle targhe, per fortuna ora hanno tenuto solo le migliori. La compagnia sarebbe in sé piuttosto trascurabile, non fossi stato lì pure io, attorniato da questi figli della Città-Bène, intenti a tentare di ubriacarsi e a discorrere dell’auto che sarebbe piaciuto loro comprare al compimento dei diciotto anni. Beeeeene. Stavo lì, gambe incrociate, braccia incrociate – questo perché avevo freddo e stavo male e stavo morendo, ma loro non lo sapevano e non lo sapranno mai, come sono perfido – fino all’arrivo dei miei compagni di classe, persone non così-Bène, con cui non-discorrere, ma con cui non lasciarmi affogare in un imbarazzante silenzio. La cena è stata tendenzialmente normale, giacché ero al tavolo con tutti loro e mi son trovato a mangiare una pizza con della panna – ho accennato che stavo male? – e così via. Ironia di Dio, nello stesso locale c’erano altri invitati a un altro compleanno a cui partecipavano mia cugina – di quelle cugine di grado lontano che non si vedono mai perché siete stronzi e odiate la vostra famiglia – e un ex compagno di classe – di quelli che si mettono a dire e fare cose sconvenienti che portano loro a essere insultati dal mondo e voi soli soletti a tentare di difenderlo. Brividi. Fortunatamente poi ce ne siamo andati, con gente che fingeva ubriacature moleste e altra gente che era ubriaca e la totalità che era invece solo molesta. Altro freddo porcino per tutto il tragitto, di ritorno al bar di cui sopra,  giusto il tempo di qualche fantastica foto in cui essere taggato su Facebook e quello per salutare l’unica persona che mi andava di salutare – un’altra compagna di classe mi ha strappato un cenno con la mano, ché m’ha visto mentre chiudevo la porta e mi sono imbattuto in un altro mentre stava salendo in macchina. Ho provato a far finta di non conoscerlo, ma niente – e viaggio di ritorno al posto da cui si era suppergiù partiti con altro compagno di classe – di quelli che millantavano ubriacature moleste – con cui occorre tentare di fare conversazione. Vista la situazione disperata, gli ho offerto un gelato – ho detto che stavo male? – beh, me lo son preso anche io e ho apprezzato la gioia che può dare un cibo freddissimo ingerito con un clima ancor più freddo. Scaldava come l’alcool, insomma – stavo male – e così via. Altre parole sconvenienti e di convenienza e poi me ne sono andato. E pace all’anima della discoteca che non mi ha visto in nessuna mia forma. Poi, quello che ieri era domani e oggi è oggi è arrivato, con tutta la sua domenicità e così via. C’era fratello, senza moglie di fratello che era a Milano per scopi non meglio precisati. Lo preferisco in sua presenza, cerca di fare lo splendido e ci riesce, senza di lei è piuttosto fiacco, peccato. Poi, poi il resto è scivolata, tra un esercizio di matematica che È tipo l’ottavo tentativo che faccio e continua a uscirmi lo stesso risultato e non è quello giusto che poi scopri che leggevi la riga sbagliata per il risultato e un esercizio di fisica che non ti fa solo ritenere di essere il peggio idiota del mondo, sta lì a postulare che lo sei. Quindi, da peggio idiota del mondo, ti metti a leggere di vampiri. E ne sei contento.

Con le tue mani di carta per avvolgere altre mani normali, con l’idiota in giardino ad isolare le tue rose migliori, col tuo freddo di montagna e il divieto di sudare e più niente per poterti vergognare.                                                          Com’è che non riesci più a volare?

Nei dieci minuti che hanno framezzato la pubblicazione dell’articolo e la mia realizzazione di quanto avevo scritto, ho pensato che quest’oggi ho imparato una cosa importante. Come certe giornate vorrei evitare di vivele – e ci riesco, più che egregiamente, i testimoni possono testimoniare, gli altri possono immaginare, quelli senza immaginazione possono farsi raccontare, mentre tutti gli altri possono morire – certe altre dovrei evitare di scriverle. Facile da concepire, difficile da realizzare. Dite?

Una Risposta to “Nobody ever had a dream round here”

  1. mantiduzza Says:

    la citazione di f. mi emoziona.
    e
    congiunzione.

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