Spietantoti

Il mio secondo post di ieri è stato un successone, com’era prevedibile, ma non che me lo aspettassi, perché sono modesto. Tanto modesto che mi vergogno di averlo postato da che ho premuto “Pubblica”, ma, giacché sono una persona sicura di me e delle mie azioni e defezioni (tocca far notare che prima di defezioni avevo scritto deiezioni e l’ho riscritto. Sono un poeta maledetto) ho preferito lasciarlo lì, esposto al pubblico ludibrio. Giacché era nato male, gli ho insegnato a non sopravvalutarsi autostimandosi, ma è pure così cinico che i vostri insulti non ne scalfiscono la corazza. Mi ricorda qualcun altro, che però è morto. Ora, ho notato che non scrivendo ne sento il bisogno e vado a concentrare la mia indole in altre attività correlate – per dire, oggi, mi sarei trovato a scrivere altro che non fosse il blog, ma ho finito per concentrarmi nello scrivere sul quaderno di filosofia, con una calligrafia particolarmente svolazzante e leggera e leggiadra. Ho scritto con soddisfazione, insomma, peccato per i contenuti – oppure scrivendo un post particolarmente terribile con un giorno di ritardo. In un mondo che corre, io parlo del passato. Se solo esistesse. Inutile. Tanto vale quindi sfogare quotidianamente le più vaghe frustrazioni per evitare di condensare la cosa scrivendo in modo terrificante qualche giorno dopo. Ecco quindi che si configura la vera natura del mio blog: sto sfiatando sedici anni di concetti concentrati e condensati che necessitano di essere sfogati, da qualche parte e a qualche modo, avere un pubblico è solo l’effetto collaterale gradito – da dimostrare il gradimento del pubblico, il mio c’è tutto per ognuna delle tredici visite di ieri. Quand’anche finissi mai questi sedici anni, penso che sarei finito. Più importante, sarebbe finito il blog. Ancora più importante, ciò è impossibile finché giorni si aggiungeranno ai giorni che ad oggi ho vissuto, che sono parecchi, ma mai a sufficienza. Ora, questa sarebbe un’ipotetica introduzione a un post in cui avrei qualcosa di cui poter discorrere interrogandomi. E così non è. Pur essendo venerdì, è stata una giornata normale, di quelle che a sera vorresti non aver vissuto tranne per qualche frangente, ma che comunque ce ne sono state di peggio e quindi tanto vale prendere quello che arriva, soprattutto se arriva senza far male. Per il resto, ho subito la vita anche oggi, non ho scritto dove e come avrei voluto, non ho convinto nessuno che la mestizia è un alimento, non ho imparato niente di nuovo, non ho cantato, non ho corso, non ho camminato, non ho parlato, non ho raccontato, non ho detto, non ho fatto, non ho. E qui ci si collega al Come sei. Ah, sì, per la cronaca qui c’è una citazione di Rino Gaetano. Per chi non l’avesse colta – credo che possa coglierla giusto una persona che non segue più il blog, nemmeno per pietà nei miei confronti – rimando ai commenti per gli insulti. Ho però discorso amabilmente circa un compleanno e un regalo per il suddetto compleanno. Ora, a parte i tentativi dissimulanti dell’interlocutore che premeva per una certa soluzione fingendo di non premere per alcuna – pena, pena – mi son trovato a scrivere Più felice e mi ha fatto strano. Come scrivere Più perfetto. Non so fino a che punto la grammatica mi supporti, ma ho letto che “più perfetto” può essere usato, pur non essendo la cosa più fantastica del mondo, è fattibile. Il problema è “più felice” e, ovviamente, con “più triste” non si pone nemmeno per errore. In questa giornata piena pienotta c’è stato pure spazio per il momento anoressia. Che, strano a dirsi, non riguarda me. Mi ci son trovato per caso, ma son finito in una riunione per decidere il da farsi circa una persona (non meritevole del titolo di personcina, questo lo dico per il generale) affetta da tale malattia. Ho quindi stabilito che la mia estraneità a ogni ottica del mondo è davvero superiore alla mia più profonda concezione, tanto che la considerazione stessa è estranea al mondo e io sto filosofando sul nulla dal mio al-di-là. La riunione è stata piuttosto fallimentare, giacché pensare di seguire una linea su una cosa simile è piuttosto assurdo, soprattutto senza collaborazione, né attiva, né passiva, da parte del mondo. Ma è sempre bello tentare.

Anche la luce sembra morire, nell’ombra incerta di un divenire.

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