Giacché mi mancava il titolo, eccone uno

Ho freddo. Nell’anima, però, questo implica e che esista l’anima e che la felpa che mi metterò non mi aiuterà a nulla. Vabbè, io un tentativo l’ho fatto, meglio che stare con le mani in mano aspettando che domattina torni il sole, ecco. Una giornata, quantunque normale, bizzarra. E non solo perché Google ha indirizzato qui traffico – non me l’ha ancora segnalato in realtà, ma mi fido dei commenti, ché sono una brava persona, di  quelle che si fidano dei commenti – in cerca di una performance hard di Soru – e non cederò a facili battute sulla vittoria di Cappellacci, che era tutto fuorché contemplata dal caro Renato, preferisco lasciarle intravedere così, giacché so che qualcuno di voi (qualcuno di tu, magari, meglio che non mi allarghi così pensando che ci siano altri lettori oltre a me)  le penserà, mentre qualcun altro sarà inorridito dal fatto che io l’abbia pensate e in sostanza sono tutti scontenti, è una delle mie capacità, sicuramente annoverabile tra i superpoteri – ma anche perché, per esempio, sono stato rapito per la prima volta nella mia vita. Quella volta che mi son perso al supermercato, francamente, non conta. Rapito da mia madre, a generare un ingegnoso paradosso sul riscatto, per farmi immortalizzare da un fotografo, con i capelli scostati dalla fronte ché dev’essere visibile e dietro le orecchie ché devono essere visibili e serio ché se sorridi sei un terrorista e non ti lasciano entrare negli USA e con la felpa blu, ché quella bianca non ti sta bene, questo lo dice madre, a me importa tendenzialmente poco. Il tutto durante l’ora di spagnolo, in cui sarei dovuto essere interrogato, ma poi non ci sono state interrogazioni e soprattutto avevo il nullaosta della preside – “Senta, posso portare via mio figlio per un’ora?” “Okkèi” – quindi proprio nessun problema. Parentesi piuttosto interessante, successivamente, nel Municipio, in coda dietro a un anziano che si stava prodigando per rinnovare la sua carta d’identità. Trovava così ilare il fatto che probabilmente non vedrà il prossimo rinnovo – pazzo. Lo dicevo anche io, ma il 2019 è davvero dietro l’angolo, maledizione – che ha ben pensato di lasciare una profonda impronta a questo rinnovo con la sua innata simpatia, manifestatasi con un commento a ogni voce della scheda che stava compilato – a scopo esemplificativo, il tenore era Firma del sindaco “Ah no, non sono io”, il tutto in un dialetto un po’ sporco e compiaciuto. Ora, mi faceva pure un po’ tenerezza, ma forse non era mattina né tempo per la tenerezza, credo infatti che mia madre volesse ucciderlo. Troppo impulsiva, io avrei preferito guardarlo morire di vecchiaia. Ciò posto,il tempo in attesa è stato vano, giacché non era necessaria la mia firma per l’autenticità delle foto – non bastava il mio aspetto nelle foto per pensare che per comparire in tali obbrobri dovessi per forza essere consenziente? – ma quella andrà fatta domani, in quella questura. Se mi gioco bene la cosa, penso che potrei saltare le due ore di educazione fisica e con esse, assai metaforicamente, la cavallina o la sbarra del salto in alto o checché sia. Mi spiacerebbe giusto perdere filosofia, ecco, ché senza la razione settimanale di Clerici mi sento solo nel mondo. Forse non mi dispiacerebbe perdere la lezione di scienze sui contraccettivi, ché francamente, sapere che la mia insegnante usa il metodo Billings con scarso successo è di mio scarso interesse. Di ritorno a scuola ho poi avuto giusto il tempo di cogliere una geniale battuta involontaria dell’insegnante di inglese – Happy Birthday!, gridato a quello di storia dell’arte. Ora, io pensavo che lei si riferisse, in modo assolutamente fantastico, alla nascita della di lui figlia di giovedì scorso, ma era davvero il suo compleanno. Vedo sempre il meglio delle persone, dovrei smetterla – per poi vederla intenta in attività di aerobica, subito dopo aver condiviso il mio pranzo con un compagniuccio di classe. Ora, preferirei vederlo morire per mano mia, per le sue attitudini e attività, che per la fame, quindi tutto ciò è stato propedeutico al mio egoismo. Dai dai dai, insomma. Il pomeriggio scorso è poi trascorso tra emozionanti scambi di emozioni con un’altra compagna di classe – le ho detto di Renato. Chiamandolo Renato. Le ho messo i brividi, senza necessariamente chiamarli brividi, bastava il pensiero – ed è andato concludendosi con una lezione sul DNA profiling. Cheffigata, insomma. Ora saprei, se mai dovesse servirmi, come ottenere da un pezzo sbagliato di me, tanti altri pezzi.

If I was young, I’d flee this town, I’d bury my dreams underground. As did I, we drink to die, we drink tonight.

2 Risposte to “Giacché mi mancava il titolo, eccone uno”

  1. Gianluca Says:

    Ho provveduto ad arrivare qui attraverso la ricerca ‘renato soru porno’, tanto per essere sicuri e per fra rabbrividire l’omino di Google che ci spia.

    Era in sesta-quasi-settima pagina, frighissimo e anche un po’ creepy O_o

  2. mantiduzza Says:

    IO SCHERZAVO.
    MA A QUANTO PARE HO COLLABORATO PERCHè CIò FOSSE POSSIBILE.
    UAU.

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