-Domani è primavera!- -Ho tempo tutto oggi per morire.-

Perché è nella breve distanza e quindi nei rapidi e caustici scambi di battute che do il meglio di me. Come no? Il punto è che anche oggi un dialogo mi ha dato modo di trovare un titolo per un post per questo blog. Figo. Il fatto che il tema di base sia sempre lo stesso, così come sempre uguale è il tenore e l’argomento delle mie risposte, è puramente casuale, una coincidenza, di quelle che ti fanno credere nel destino e poi, per coincidenza, ne arriva un’altra che stravolge tutto e allora il destino non esiste ed ecco che esiste il fato. Ora, la primavera in sé non mi dà eccessivamente fastidio, giacché è semplicemente un termine riportato sui libri di scienze, a fastidiarmi sono il sole, le persone, gli insetti, gli animali che non siano cani, alcuni animali che siano cani, i fiori, le piante, i pollini, il caldo, il calore, il sudore, l’estate, e così via. Il resto è bello della primavera. Non mi sono esattamente goduto i miei ultimi stralci di inverno, avendo speso una decina di ore in compagnia di persone orribilmente razziste – Sabes quien gana si luchan un negro y un gitano? La sociedad. Ma anche gli italiani che tentavano di convincere loro della superiorità intrinseca nelle persone nordiche su tutte le altre. Meritevole e degno di citazione anche il fatto che loro fossero spagnoli del Sur. Alò. – e, anche volendo sorvolare su quest’aspetto non esattamente trascurabile, erano insindacabilmente stronzi. Un po’ come me, insomma, solo che io non faccio branco con la mia stronzaggine, io e lei stiamo da soli a piangerci addosso. Il progetto era di vedere Verona con un altro paio di italiani e una ventina di spagnoli al seguito, causa svariate confusioni le proporzioni sono un po’ cambiate, ma è stata una giornata infernale comunque. Verona pure mi piacque, quelle due cose che vidi – un tunnel con un fottio di carta da parati sulle pareti (mai che il mio nome si accompagnasse a quello di Renato, per la cronaca, questo non ha giovato alle mie speranze nel fato) e un ponte studiato in storia dell’arte. La prima volta che questa commistione tra storia dell’arte e vera realtà si realizza in tre anni, mi sentivo eccelsamente – ma il problema era fondamentalmente il resto. Due spagnole vogliose mi hanno pure puntato – voltatomi ho visto che dietro di me c’era giusto un gladiatore mascherato da uomo che non c’azzeccava nulla in quel costume con la faccia sporca di sangue e altre belle cose e quindi pareva guardassero proprio me – ma ho resistito per il bene della mia platonica unione con Renato. Renato che continuo a vedere attorno – oggi aveva cambiato pettinatura, sicuramente in mio onore e perché io notassi la novità. In ogni caso, non riesco proprio a capire se il suo sguardo trabocca pietà o semplice indifferenza. A conclusione della parte veronese della giornata, ho giusto potuto realizzare che, se la mattina, alzandomi, fossi inciampato in uno spigolo e, rotolando, fossi finito a tagliuzzarmi in modo bizzarro con un rasoio che mi avesse seghettato il polso, beh, la giornata iniziata in cotal guisa sarebbe stata decisamente migliore del vissuto di ieri. Beh, un po’ devo essermelo cercato, ché sennò non si spiega, ma giacché non si spiega nulla, tanto vale cedere al volere delle Moire. Ora, allora, dopo essere tornato a casa ed aver finto di allestire lo spazio per la festa della sera, aver finto con alcune persone di andare e così via, son tornato a casa, ché la cena con i parenti era prossima ad approssimarsi. Ebbene. Serata bizzarra, tra gente che mi annusa e cugini quattordicenni che mi prendono a pugni ché altro non hanno da fare – ora, sono infelice dei miei sedici, ma se ne avessi quattordici starei pure peggio. Grazie tempo che passi, grazie Gesù che hai creato il tempo, grazie tempo che hai creato Gesù e così via – gli stessi cugini quattordicenni che dovresti convincere a fare il liceo e pensando alla tua esperienza personale il massimo che puoi fare è consigliare loro di uccidersi finché possono, ché poi è troppo tardi. Ho speso pure una mezz’ora al telefono con un’altra cugina non presente, scoprendo quindi che riesco a dialogare senza problemi con i 12enni, sono tutti gli altri che mi danno effettivamente qualche problema. Eh vabbè, appena divento maggiorenne ho pure la facoltà di diventare pedofilo e poi è un attimo. Oggi ho invece potuto apprezzare mia madre nella nuova veste piangente, tale per più o meno ogni cosa, soprattutto quando questa non la riguarda nemmeno lontanamente e nemmeno per errore, eppure ci sta male, perché ovviamente lei può cambiare le cose e stare con le mani in mano non serve a nulla, mentre piangere è fondamentale. Brava, è così che si fa. Io ho pure smesso di piangere perché sono al passo successivo: non fare assolutamente nulla. Il tutto, a coronamento della settimana scolastica più inutile di sempre, pronta a concorrere per utilità con la prima di vacanza. Poco male, insomma. E domani è primavera e oggi ho paura.

Alla nostra grazia Nello scrivere Versi senza forza Al non vivere Al nostro Per sempre E ai nostri Mai Alle dipendenze Allo stile che ci rende Noi.

Una Risposta to “-Domani è primavera!- -Ho tempo tutto oggi per morire.-”

  1. magamagò Says:

    “alò” :D quanto tempo che non lo sentivo, ahahah! marrundo alò!

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