-Resisti!- -Tanto sono sedici anni che vado avanti-

Augurio di fratello, sull’uscio della porta di casa, lui che da quell’uscio può uscire con urticante gioia e risposta mia. Augurio travisabile, risposta interpretabile, sempre bene così. Una domenica come questa non mi capitava da parecchio. Sono le 14.14 mentre sto scrivendo – la doppia ora, qualcuno mi pensa e sta pensando che sarebbe proprio figo se io morissi e così via – e penso che terminerò il post più tardi giacché ora ho ben poco da dire o fare e sto solo sperando che arrivi domani, senza che oggi lasci grosse tracce nella storia del mondo, anelando che sia possibile passare indenne anche questa domenica che si sta dimostrando peggiore di altre, pur senza aver ancora fatto nulla. Anzi, negli attimi specifici non sembra neanche tanto male, ma il quadro generale è orribile. E, mentre nelle altre domeniche è orribile il singolo episodio e il totale è pressoché passabile, oggi va così bene da andare male. Anzitutto, alla prima apertura della bacheca del blog ogni mattina mi sento preso in giro da chi cerca e ricerca e giunge al mio blog cercando cose tipo Sono dispiaciuto in spagnolo. Mi piacerebbe poterlo scrivere qui per loro, cosìcché chi mai lo cercasse e ricapitasse potesse trovare un aiuto da me, ma non so come si dice e cercandolo con Google arrivo qui, quindi è un brutto circolo vizioso.  Che si conclude con la morte. Ora, l’altra ricerca supergettonata è Qualcosa che mi sconvolga la vita, come se questo fosse possibile e fosse possibile trovarlo nel mio blog – lo ripeto con insistenza e passione, perché non lo sento mio. Temo di non essere io qua a scrivere, ma, come suggeriva qualcuno, il mio ghost writer. È comunque bello che qualcuno cerchi qualcosa di simile, soprattutto su Google, dove si può trovare anche il senso della vita, according to Luttazzi. Ora, qualcuno ha cercato Mi emoziona il tramonto arrivando qui, dov’è citata una canzone del Sommo, che ha ben altro intento ed è di ben altra fattura, quindi è solo un altro che scapperà a gambe levate. Lo aggiungo alle statistiche, va. Ho un progetto in testa, di quelli che trascendono l’uman pensiero e favella (ho corsivato fingendo che sia una citazione da un qualche dotto poeta. È solo una frase che m’è venuta salendo le scale, prendetela per quello che è), di quelli che poi non realizzi e poi dici che tanto era un progetto, non stava scritto da nessuna parte che dovevi farlo davvero e tanto anche se l’avessi fatto sarebbe finita male, già era scritto. Ora, di progetti di questo tenore ne ho avuti circa tre-quattro nella mia vita – concentrati tutti nello scorso inverno. Scorso, cribbio, e sto parlando di ieri – e credo che un paio siano falliti. Me ne rimane uno a cui appigliarmi e un altro che non riesco a ricordare, ma che è sicuramente andato a buon fine, come sempre accade in queste circostanze. Ora, si vedrà. Progetto di ben altro tenore è quello che ho da qualche mese/anno che sarebbe quello di frequentare un nutrizionista giusto per imparare a mangiare ché se voglio morire giovane è solo per mano – o per corda – mia e non per volere divino o per infarto – a proposito, quel giovedì non sono morto, per chi non se ne fosse accorto. Per quelli che pregustavano la cosa, posso solo dolermi – e da oggi tecnicamente sarei a dieta. E alla dieta era destinato l’augurio da parte di fratello. Che poi non dovrei dire così, giacché dev’essere una condizione sempiterna e irremovibile, cambio di abitudini, pasti regolari, etc, etc. Solo che l’uso della parola “dieta” è radicato nell’uso comune e quindi per estensione – di comune, non di uso – anche in me. Ora, per miei svariati problemi passati e futuri e presenti col cibo, non ho ben presente come possa essere la sensazione di fame, quel che è certo è che oggi sto soffrendo particolarmente la domenica e non mi sento di pensare che i finocchi mangiati a pranzo abbiano lo stesso effetto del sangue di vampiro e amplifichino tutte le sensazioni, evidentemente c’è altro. Tristezza insita e intrinseca, più o meno semplicemente, Norwegian Wood che mi ha trascinato piuttosto in alto, lasciandomi cadere, un po’ più in basso del punto da cui ero partito e  parecchio più in basso del punto da cui sarei voluto partire, il tutto senza chiedere, ma con il mio più innato e disilluso assenso. È andata e sono ancora qui. A pensare che i finocchi fanno schifo – è un fatto, forte censura sarà applicata sui commenti in questo senso – ma che forse un po’ più schifo fa vedere un amico suicida. Ancora devo decidere.

È la vita che ti toglie l’entusiasmo.

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