Let the seasons begin

La primavera è arrivata, più o meno davvero, più o meno ascosa, più o meno infame, più o meno estiva, come suo solito. Solito ovviamente vago, giacché non ricordo una mia primavera precedente questa. O meglio, non ricordo assolutamente che stavo facendo in questo periodo l’anno scorso, salvo alcuni sprazzi e spazi riempiti da vaghi ricordi, che però non bastano a colmare una vita intera. È una cosa che non riesco a fare nemmeno vivendola, mi parrebbe strano considerare di esserci riuscito una volta qualche tempo fa. Leggevo Manzoni, questo lo ricordo, e poi passavo le ore di italiano a chiacchierare con una non meglio precisata – cioè, lo è per me, ma assolutamente non per buona parte di voi, indi taglio il nome e mi affido a un’inutile perifrasi – compagna di classe, ché a me interessava solo leggere Manzoni, il resto mi risultava superfluo e vacuo, quindi tanto valeva impiegare quel tempo in qualche modo. Ricordo occhi sbrilluccicosi e altre cose così, ma niente di eclatante. Ora, ora sento gli uccellini che cantano, non scoraggiati dalle nuvolacce candide che promettono tutto fuorché il temporale scrosciante che tanto mi manca e mi è mancato quest’inverso, tocca quindi alzare un po’ il volume dei Beirut, ché non è possibile che in qualunque stanza di qualunque luogo del mondo io sia, tutta la fauna dell’universo (sospetto anche la flora, ma non ho prove della loro coalizione contro di me, d’altronde potrei pure bastare io come cactus) si rifugi sotto la mia finestra – un dì proverò una stanza senza finestra, ma già so che sarà inutile – a intrattenermi con gli svariati suoni che i loro apparati fonici possono produrre. Mentre loro mi intrattengono – se non ci fosse il mio amore per la vita, che qui paleso a ogni piè sospinto, mi servirebbe pure qualcosa che mi trattenga dall’ucciderli a secchiate di pomodori. Sono in fase di decisione riguardo ciò che farne del mio pomeriggio, giacché consacrarlo alla scuola significherebbe sprecarlo e non mi va di fare molto. Andrò a farmi tagliare i capelli, per dare un taglio netto, nuovo look, perché l’anno nuovo è iniziato da tre mesi e io sto ancora aspettando di iniziare una vita nuova, nuove persone da conoscere, nuove opportunità, diventerò un uomo nuovo, finalmente cambierò e così via. Per poi ridurmi a un Non nova, neque noviter. Inoltre: Vabbè, esco, che sta uscendo il sole e vado a fargli compagnia. Orbene, sono di ritorno, un paio d’ore dopo almeno, ho meno centimetri di pelo sulla testa e tanta simpatia in più da distribuire ai bisognosi, ma anche agli eccedenti, dovrei quindi tentare di approcciarmi da solo. Magari fa ridere, per pietà, quantomeno. Ho incontrato un sacco di figure bizzarre, nella strada verso la libertà, vecchiette che d’inverno sono sempre state rintanate dentro casa – frequento la libreria e la strada verso essa da, al massimo, novembre – che facevano discorsi piuttosto discutibili sulla salute di una qualche loro parente/conoscente/amica/sconosciuta che avevano conosciuto a un funerale/sconosciuta della quale avevano assistito a un funerale, la quale, pare traducendo da un dialetto che mi è un po’ oscuro, provi dolore pur senza averlo dentro di sé. Bizzarro, bizzarro, fu così che decisi di diventare medico, si fottano e si fottessero i ciliegi. Quanto alle mie velleità lavorative, ho potuto amabilmente discorrerne a senso unico (loro sentenziavano, io ascoltavo e annuivo e arrancavo) con il proprietario della libreria e la moglie, che sostenevano che, parola di altri medici che loro conoscevano e che frequentavano la libreria e questo li rende affidabili assolutamente e assiduamente, tra qualche anno ci saranno pochissimi medici e potrei trovare lavoro facilmente. Ma a me piacciono le sfide, cercherò di non passare il test di ammissione, dai dai dai!  Questo è stato comunque solo il coronamento di un discorso ben più ampio, libraio e appendice iniziarono insultando Bagnasco e per dei passaggi a me veramente poco chiari, finirono a parlare di razzismo, in modo appellabile come razzista, ma forse nemmeno troppo. Peccato, perché il problema delle persone che puzzano credo sia tendenzialmente vecchiotto e superato. FINE.

Take the big king down.

Una Risposta to “Let the seasons begin”

  1. mantiduzza Says:

    apprezzo la conclusione.

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