Martedì. Voglia di Soffocare.

Questo a seconda del tempo e dello spazio, altre volte avrei voglia di ritornare da’ L’isola che non c’è, giacché, secondo una mia cugina, è là che vivo. Vivo in un mondo fatato, dove tutto è possibile, anche la realtà, vivo tra i miei sogni, speranze, illusioni che so che poi sfumano ma so che non è per sempre e quindi torneranno nuove illusioni a illudermi e questo mi fa stare bene e sei tu amore. Questa stessa cugina (12 anni) mi ha chiesto di farle da testimone di nozze. Quando si dice l’avere certezze per il futuro, io ne ho sempre di più (morte, tasse, matrimoni da testimoniare davanti a qualcuno che poi ne metterà in discussione la validità basandosi semplicemente sul fatto che fossi a testimoniare e non su altro, ecco, morte secunda, etc). Nel mio mondo fatato, mi nutro solo dell’amore di cui Renato, per quanto oggetto, non mi sa soggetto. Povero, un po’ mi pare di prenderlo in giro, poi penso che c’è gente che cerca “Renato l’allegro mercato” su Google e capisco che alla fine sono ben altre le persone che lo malvogliono, non io con il mio egoistico amore a senso unico e inversione a U e ritorno. Per altro, continua a ignorarmi in modo imperterrito, non che io dia adito ad altre possibilità, ma insomma, un idiota che ti blocca in mezzo a un cortile arrossato per regalarti un libro, almeno fermarlo per strada per confermare la sua impressione di sé stesso sarebbe carino da fare e da dire e da ripetere e nulla avrebbe da ridire ello, se tu lo facessi, caro Renato. Se anche tu mi portassi una foto con il libro usato come fermaporta, come consigliato nell’allegato, non avrei da ridire. Suggerirei giusto tu potessi comprare, al mercato in cui vivi in perenne stato di compravendita e stagflagazione, un forno in cui infilare la tua testa riccioluta. Credo di non aver mai augurato a nessuno di uccidersi con cotanto affetto, vedilo come una conquista, come un decreto interpretativo contro il caso Saatchi, come una vittoria della Bonino nel Lazio, una cosa così. Però io a Renato voglio bene, se mai dovesse redimersi e anteporre l’eco dell’urlo del nome della rosa a quello della melodia dei i Beatles, sarei pronto a togliergli la testa dal forno, con tanto di guanti. – nessuno di voi mi ha mai visto con dei guanti da forno, non potete capire lo sforzo che mi troverei a fare e cui costringerei il vedente e così via. Ora, sono ufficialmente in vacanza, per Pasqua, questo significa: Niente Renato per una decina di giorni, ché il clou è tornare e saltare la giornata di scuola per trascorrerla in altri lidi facendo altre cose pessime nella realizzazione, forse meno nel pensiero; ritrovo con parenti serpenti – di ogni ragione o regione o stirpe, giacché se non sarà come al solito da cugina, sarà altrove con altri, ove io possa allietarmi e allietarli come solo io so e voglio fare. Penso che sarà una pessima Pasqua. – ; morte imminente di Gesù (lacrime amare, sembra che lo condanneranno davvero anche quest’anno); speranza nella risurrezione di Gesù (oh, questa tanta, come spero che Renato si innamori perdutamente di me vedendo riflesso nei miei occhi il cortile arrossato di cui sopra che s’è infilato facendosi spazio sbracciando con la mia viva curiosità e la mia simpatia che travalica i confini del pensiero e della mente e del cuore e della ragione per uscire dai miei occhi e investire chiunque si trovi a portata di occhiata); risurrezione di Gesù (inizia a essere banale, se, ad esempio, si fingesse morto un altro po’, quello sarebbe figo. Uno spannung da paura); profonda fede nelle sorprese delle uova della Kinder – che, diciamocelo, non deludono mai. Un po’ come la risurrezione di Gesù, è una di quelle cose sicuri, che ti svegli la mattina del primo gennaio e corri a controllare sul calendario quando è Pasqua per aspettarla fremendo. Solo che hai un calendario pagano che colora di rosso le feste per simboleggiare il sangue degli ornitorinchi che occorre immolare al proprio dio di turno, quindi non hai assolutamente idea di quando sia Pasqua, quindi ogni anno ti sorprende! Grazie Gesù, sei la mia unica ragione di vita -; profondo terrore per i parenti e per ogni cosa che essi possano propinarmi, sia essa solida, liquida, gassosa, effimera, luccicante, recalcitrante o cos’altro. Orbene, dopo 727 parole di nulla, posso dire che il titolo non dichiara il mio imminente suicidio – a scanso di equivoci, a soffocarmi proprio non ce la farei, non ho mai pensato al come, ho sempre pensato a come no – ma bensì (sì, compresenti!) il libro che sto leggendo dopo aver letto Pennac. Pennac che domenica mattina avevo sancito essere un fottuto genio a metà, in grado di fare con la finzione quello che io anelo a fare nella realtà della mia vita. Ora, non ricordo assolutamente perché fosse, per me, un genio mutilato, a suo tempo aveva una ragione logica, ma i miei neuroni bruciati dalle droghe non rispondono più come vorrei e rispondono con altre domande. Insomma, sto leggendo Palahniuk e la mia calma zen ne sta risentendo, convertendosi in qualcosa di ben più calmo, ma di ben poco zen. Purtroppo tra cento pagine finisce.

London calling at the top of the dial. After all this, won’t you give me a smile?

Una Risposta to “Martedì. Voglia di Soffocare.”

  1. mantiduzza Says:

    that’s why soffocare!!

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