-Guarda che qui, non dai fastidio a nessuno- -Do fastidio a me-

È sempre bello parlare con mio padre. Bello e stimolante, sento le mie capacità intellettive rinvigorirsi, alle volte vigorirsi e basta, altre sminuirsi perché inutilizzate, in quel particolare frangente. Orbene, la frase sembra il culmine di un litigio, ma temo non lo sia, e perché io non so litigare, e perché l’ho detta, sebbene in pieno conflitto con me stesso, con la maggiore calma zen di cui io e la mia voce e le mie labbra che se sono arrabbiato tremano (falso) e le mie gambe che tendono ad assorbire l’ira repressa scalpitano (falso) siamo riusciti a produrre. Siamo, siamo in tanti qui dentro. E per fortuna, così ho una buona ragione per non essere coerente, un’altra per essere stronzo, un’altra ancora per essere vecchio e così via, per qualsiasi aggettivo possa venirvi in mente di affibbiarmi: non è tutta colpa mia. Io che scrivo sono quello accidioso. Ora, sembra che andrò in vacanza, non sembrava così quando questa mattina mi sono alzato, ne aveva già un po’ più le sembianze quando, una manciata di secondi dopo, mia madre mi ha detto che la sua zia con la casa al mare aveva chiamato perché andassimo tutti, da buona famigliola felice quale non siamo, al mare con loro, che portassimo le loro sorelle, e i cani, e gli animali, e i figli di alcuni che avrebbero fatto il viaggio con gli animali, il tutto per ricreare un felice giardino dell’Eden in cui poi spassarsela in attesa che qualcuno si imbattesse in una mela particolarmente rossa, particolarmente succosa – bello poter dire che è una mela è succosa senza averla assaggiata, proprio bello, brava Grimilde – la mangiasse e succedesse il casino che qualcuno chiama mondo. Ora, le cose sono un po’ cambiate da allora, ché tutte le zie hanno rifiutato, i miei genitori vogliono andare quanto vogliono che io mi sgozzi giocando a tennis, quindi sono rimasto solo io, per il mio prozio e la mia prozia preferita – falso? non lo so, sono ancora troppi perché decida – questi millemila chilometri e pure tanti altri, a piedi. Ora fervono i preparativi, fervono le persone, fervono pure le persiane, giacché andrò in Abruzzo (per i geografolesi – che io capitaneggio, sempre per la cronaca – l’Abruzzo è un po’ lontano dalla Lombardia – per i cerebrolesi, io risiedo in Lombardia), prenderò solo soletto un trenino che nella bellezza di sei ore e una manciata di minuti mi porterà in quel surrogato di Eden mostrato dalla pubblicità dell’Enel. Là sarà tendenzialmente bellissimo, ché c’è il mare e tanto mi basta, francamente. Saranno bellissime anche le sei ore di treno, ché io adoro il treno e se andasse avanti indietro per il mondo sempre, probabilmente andrei a morirci. Altro al momento non so, se non che è altamente probabile che io mi debba convertire per cinque giorni cinque a una vita ad alto contenuto bucolico, con ulivi da potare, campi da annaffiare, damigiane da riempire, damigiane da svuotare (no senso metaforico, bevo tanto vino quanto è aguzza la racchetta da tennis che non possiedo), spiagge di sassi da battigiare e tante altre belle cose che accadono solo in Abruzzo. Non avrò il mio blog, là, non avrò qualcuno di voi che legge – a qualcuno cercherò di palesarmi, giusto per far insorgere in voi gelosie fratricide che mi lasceranno come unica persona al mondo. Essendo io per altro un soggetto solipsistico, è un casino non curarmi di un mondo eterno che non esiste – non avrò una vita insomma. Avrò finalmente di che parlare, forse. Ho appena realizzato che trascorrerò l’ora della morte di Nostro Signore Gesù Cristo in treno. Triste che il cielo si oscurerà e io non potrò ammirarlo con garbo sgarbato come faccio solitamente quando accade. Da che ho iniziato a scrivere il post è passata qualche ora, l’ho fatto in modo frammentario e refrattario, ma l’ho fatto e ora la partenza ha quest’alone di pesce d’aprile – miggesùchestaiagonizzandoincrocementreiostoquisedutoaspassarmela, solo ora ho realizzato che davvero oggi è il primo aprile (tardino farlo alle 23.10) e che quindi questo potrebbe essere uno scherzone (per quelli di voi che ne sarebbero toccati) la mia partenza. No, è vero. Però oggi è veramente il primo aprile, non posso che essere contento di non essere a scuola. – che non le si confa  molto. Vedremo, se torno, merito insulti spioventi a non finire.

There’s someone in my head, but it’s not me.

Una Risposta to “-Guarda che qui, non dai fastidio a nessuno- -Do fastidio a me-”

  1. mantiduzza Says:

    buon viaggio.

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