Per chi suona la campana?

È un po’ che ho in mente questo post, un po’ piuttosto vago, giacché per me la condizione necessaria e sufficiente per partorire un post è dare alla luce un titolo, allattarlo, mandarlo a scuola, etc, cosa che tutto sommato ho saputo fare, sebbene il mio titolo sia copiato (un figlio poser, cazzo!) dalla traduzione di un altro titolo che io per altro non conosco in lingua originale perché sono un idiota. Ora, la risposta era suppergiù, al contrario di quella che ha dato un qualche poeta (che pure l’ha formulata, l’arte delle domande retoriche è, accanto a quella della minzione, la mia preferita), diciamo Donne, che diciamo pure starmi vagamente sulle palle, così a pelle, Non curartene, di certo non suona per te. Banale, ma difficilmente sentirò le mie campane funebri squillare e chiamare a raccolta uno stuolo di persone che mi accolgono e accompagnano verso l’eternità. Difficilmente sentiranno comunque le campane funebri gli avventori del mio funerale, francamente. Non sono nemmeno così sicuro che Donne si riferisse a quello, ma, sinceramente, la sua opinione conta per me quanto un istmo, ché sono un’isola. Non una autarchica, una con un porto, ecco. Io non so quanto breve sia da qui il passo al cinismo, giacché io non penso di partire nemmeno da qui, ma in caso di poterci andare, con un po’ di impegno, certo è che alle volte soggiaccio  anche grazie al cinismo e questo implica forse che non sia vero e sia forse un velo falso o una coltre o una patina o una tenda o una finestra aperta. Attraverso cui io non guardo, per altro, ché qui dentro è tutto così mio e là fuori pare tutto una penisola. Ora, il punto è un altro, ché qua sopra non ne ho forniti nemmeno dei surrogati, bensì alcuni vaghi esempi di idiozie che potessero essere, in qualche modo, propedeutiche a vedere le mie dita battere sui tasti aspettando che ritornasse la magia o la finzione o l’illusione o chessò io, ma quel flusso ininterrotto da interrompere che alle volte mi ha permesso di scrivere qui. Perché una volta era così, partivo da un’idea e, per quanto banale fosse, con i collegamenti più astrusi, inventando parole che fossero utili al mio scopo, e così via, arrivavo a oltre 700 e poi ne ero quasi fiero, ché c’avevo riflettuto poco e se c’avevo riflettuto non era stato in corso d’opera e in sede d’esame, ma precedentemente, in modo spesse volte inconscio e quasi sempre vano e soprattutto senza ragione o cognizione di causa. Ed era bello, era bello anche poi rileggere e rileggermi e alle volte stupirmi e spesse volte vergognarmi, ma chissenefrega, delle persone che non conosco mi leggono giusto dei paranoici o gente che ha il coraggio di cercare aberrazioni su Google, quindi, in fondo, se lo merita. Ultimamente, pare non essere così, pare non essere così dall’Abruzzo, da quel post scritto mentre ero là, da quell’altro scritto mentre ero quà (che vuole essere una fusione tra là e qua volto a indicare che stavo andando là partendo da qua e non altro) che ho brutalmente censurato e stracciato e distrutto e bruciato e riciclato e convertito in carta igienica perché a metà aveva fastidiato me, figurarsi qualcuno che non ha vissuto tali emozionanti eventi in prima persona e non può gioire del ricordo delle sensazioni provate e godere del magico deja-vu che si crea. Quindi mi trovo qui, millemila asparagi e due kiwi dopo aver iniziato a scrivere, ancora senza scopo o destinazione o motivo o campane da sentire o cinismo da trattare o anoressia da stigmatizzare o coerenza da supportare o persone da insidiare o caloriferi da lasciar ad asciugare, senza nulla, con nulla, con una vaccinazione alle porte, ché compiuto il sedicesimo anno di età, oltre a un sacco di responsabilità quali quelle che io fuggo e schifo (nota, volevo scrivere “schivo”, per caso mi sono accorto dell’errore. Vai subconscio, sii me!), si giunge al richiamo delle vaccinazioni, ché è facoltativo, ma fondamentalmente l’opuscolo informativo ti augura la rosolia in caso che tu, informato, decida di non sottoporti. In caso io muoia di Gullian-Barré (anni di Dr. House e ho imparato a scriverlo ora. Buono), ci sono un sacco di questioni in sospeso nella mia vita con cui eviterò di tediarvi, ma soprattutto di tediarmi, ché, come scrissi in altri loci, quando resoconto un qualcosa, poi ne soffro inutilmente. Ecco, ho sbarcato le 700 parole e va bene così, senza senso.

Aspetto felice la partenza e spero di non tornare mai più.

2 Risposte to “Per chi suona la campana?”

  1. mantiduzza Says:

    sfatato il mito asparagi?

  2. magamagò Says:

    “alla fine
    chiusa di un lungo giorno
    dicendo a se stessa
    a chi se no
    tempo di smetterla
    tempo di smetterla
    di andare avanti e indietro
    tempo di andare a sedersi
    alla finestra
    quieta alla sua finestra
    sua sola finestra
    di fronte ad altre finestre
    altre sole finestre
    tutta occhi
    tutta intorno
    alto e basso
    per qualcun altro
    qualcun altro come lei
    un po’ come lei
    un’altra anima vivente
    sola altra anima vivente”
    (Samuel Beckett, Dondolo)

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