Se tu non fossi abbastanza, te lo direi

A posteriori, dico che questo è un post anomalo. Breve per quanto di brevità si possa parlare. Inutile, per quanto di utilità si possa parlare.

Non ho mai capito quanto sono sensibile. Quanto lo sia io e quanto finga di esserlo nel blog, quanto il piangere al funerale di Berlinguer e non alla morte di mia nonna si coniughi con la mia vita, quanto lo schernire le disgrazie, soprattutto quelle altrui, sia in disaccordo con ciò che mi prodigo ad attuare quotidianamente, quanto la mia finta generosità applicata con scopi fondamentalmente egoistici possa farmi rientrare nella definizione di persona perbene, sono tutte cose che sono oggetto, ma soprattutto soggetto, di studio per quel che mi riguarda. Poco da fare, io solitamente mi sento in colpa. Ma non è questo il punto, il punto è una retta ed è quella che dovrebbe separarmi da molti altri o da altri o dagli altri, ancora non so, in quest’ambito. Ammesso e non concesso che questa differenza esista, mi chiedo quanto sia tangibile, ma soprattutto quanto sia io quello in torto, quello stronzo e insensibile, quello che strappa una risata da comicità fascista, quello che ti fa ridere e poi però è necessario insultarlo lievemente perché la battuta è cattiva oppure è necessario turpiloquiarne il nome e la progenie e la primogenitura e così via perché si è passato un certo limite. Benissimo, dopo questa divagazione completamente inutile, oggi ho potuto constatare che, alle volte, io sono anche dalla parte giusta della carreggiata.  O meglio, c’è qualcuno che è più verso la scarpata di me. Come da titolo, la sensibilità umana non è una dote innata, o non è innata la condizione umana o così via insomma. Sono stato con un amichetto nella prima parte del pomeriggio, quella che di solito spendo rabbrividendo, in piscina, giacché ormai sono un avventore fisso, sebbene non faccia avvenire nulla di buono in zona acqua. Lì, dopo aver discorso dei genitori di Carlo V, il padre in particolare, non ha potuto esimersi dal raccontarmi della sua Gi, ragazza che insegue e persegue da almeno almeno due settimane, dopo che lei è uscita almeno almeno tre giorni prima da un’altra relazione e lui voleva approfittare della sua fragilità e così via. Taglio corto, ché sono di fretta, non ho voglia di scrivere e mi sto trascinando e non ne sento il bisogno e quindi sto giusto sprecando pixel che il mondo in via di sviluppo potrebbe usare al posto mio e certamente meglio. Insomma, lei gli ha scritto un sms che suonava più o meno tipo Ho paura di non essere abbastanza e lui, dopo aver amabilmente discorso con lei davanti a me della di lei possibile inutilità, l’ha apostrofata così, buttando là la frase, uccidendo qualunque persona con una sensibilità superiore a quella del sistema circolatorio chiuso di un lombrico. E lei, non ha fatto una piega. Temo di aver troppo da imparare da questo mondo, se la morte sopraggiungesse ora, avrebbe solo tagliato alcuni sforzi vani. E insomma, per la cronaca, quella che questo blog millanta di fare e quella che sarà utile a chi, me morto, dovrà ricostruire la mia vita e non saprà da dove partire se non da delle date falsate e da dei deliri pomeridiani, domani sono in gita, con soggetti tipo quello, ma pure peggiori. Così come domani andrò in gita giusto per farlo, senza alcun intento terapeutico per nessuno degli aspetti che mi riguardano nel modo più vago, ora sto scrivendo tanto per fare per provare ad arrivare ad almeno 600 parole e poter dire di avervi rubato il tempo almeno un po’. O averti, ecco.

Una Risposta to “Se tu non fossi abbastanza, te lo direi”

  1. mantiduzza Says:

    troppo poco tempo rubato. tzè.

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