Tele stese ad asciugare sguardi

Senza briglie. Era capitato un’altra volta, non ricordo più in che occasione e non pare essere questa una di quelle cose che sono necessarie o necessitano di essere fatte. Necessitano di essere necessarie, in caso, ma questo le rende solo più umane. Sono tornato al buon vecchio bisogno di attenzione ed amore troppo se mi vuoi bene piangi per essere corrisposto, egoistico all’inverosimile esso, egoista all’inverosimile io, randellando i pensieri, tanto vale andare avanti, solo per inerzia. Perché il succo – che io più affezionati possono leggere come “punto focale”. È un caso che io abbia scritto succo, com’è un caso ch’io oggi abbia addentato un’albicocca e fosse la realtà e non un incubo spaventoso – che, a occhio, mi accompagnerà per i prossimi due mesi, lasciandomi scampo qualche giorno random, affogandomi in un assurdo lago di note quando proprio mi dà scampo o campo su cui fuggire per rifugiarmi. Sono più adolescenziale e infantile e insicuro e niente di quanto vorrei ed è colpa mia e non è bello poterlo ammettere candidamente. Vorrei mi dipingesse così il Caravaggio, giusto per avere qualcuno a cui addossare la colpa se da una Canestra di frutta viene rubata senza pietà o fervore un’albicocca. Basta sentire i tasti che si schiantano contro il bordo inferiore della tastiera, basta sentire il polpastrelli che toccano e accarezzano e sfiorano e rasentano le lettere, basta aspettare che essi depositino grasso a sufficienza per avere una pila che possa coprire le lettere per non saperle poi più distiunguere, basta che questo grasso sia sufficientemente corrosivo di staccare queste fantomatiche incisioni che si propongono come marcatori di identità quando in realtà non fanno altro che sottostare alla cultura popolare, come dire, basta attendere pazientemente di battere per 1000000 di volte su quello stesso tasto, cosicché scada la garanzia e questo continui a funzionare e Buon senso 1, Garanzia 0, è sufficiente inventare nuove parole o nuovi modi di comunicare o nuove cose da fare col pc per andare a usare quei tasti che altrimenti non toccheresti mai, ché non hanno scopo né destinazione, un po’ come l’F12, solo che nemmeno F11 io uso mai. Questo mi consola il pianto, questo mi ragguaglia sul mondo, questo mi raggruma l’anima, avere lo sguardo perso a sinistra, o verso lo schermo, ma con gli occhi chiusi, e premere, premere a caso, e poi non guardare se ci sono errori di battitura, ché tanto ne faccio comunque anche senza volerlo, e poi aspettare di aver raggiunto un numero sufficientemente decente di parole per poter premere pubblica e poi via, fino alla nuova idea per il nuovo post perché questo, di idee, non ne aveva.

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