Senza spunti

Perché, ora, sono un ragazzo normale. Non che io prima fossi anormale, ora sono semplicemente più normale. Grazie zia, sei sempre illuminante. Soprattutto quando non ti lanci in complimenti sperticati.  Credo di essere normale almeno quanto qualcuno che cerca su Google ai nipoti piace far vedere il pene alla nonna e finisce in questo blog. Ci sono molteplici ragioni che possano spingere qualcuno a cercare una cosa simile su Google, tra cui la nonna con tanti piccoli nipoti esuberanti, i tanti piccoli nipoti esuberanti che hanno una fervida immaginazione, un pedagogo con qualche dubbio circa la sua laurea, o semplicemente un malato di mente. Di certo c’è solo che ai nipoti dotato di una scorta di amor proprio da usare negli attimi di crisi dopo che tale è stata dichiarata la situazione da un qualche organo di supervisione che sia però al servizio del nipote stesso, mostrare il pene ai propri prozii non piace da morire. Ci ha riprovato, per la cronaca. Eddire che ero senza spunti, ma ne avevo un paio, a sufficienza per decidere di iniziare un post, non abbastanza per scriverlo, ma si confida sempre che qualcosa esca e riesca. E uno di quelli l’ho dimenticato. Ma pure tutti gli altri. Ricordo solo in modo piuttosto vagulo il prozio che mi ha riportato a casa, dopo avermi rapito ché se non rispondo alle 8.31 a una chiamata nonostante io abbia il cellulare accanto al letto e nonostante questi vibri da morire, forse una ragione c’è. Rapitomi, condottomi in piscina, spintomi a nuotare, spintomi a uscire, spintomi a camminare, hanno pensato di foraggiarmi con una bistecca che aveva decisamente un suo perché, ma non se ne vedeva troppo la ragione. Ho avuto anche dei bei problemi quando mi hanno mandato a raccogliere il prezzemolo, un casino riconoscerlo, un casino stabilire quanto fosse una manciata, pressoché impossibile riuscire a tagliare un gambo e ad afferrare il piedo di prezzemolo relativo, assurdo anche solo pensare che le api che mi ronzavano attorno non volessero vedermi morto, ma necessitassero di prendere un po’ di sole sulla mia schiena, coperta da una maglietta nera. Ben altra lotta è stata contro le porte del garage ad apertura automatica, e temo abbiano vinto loro. Premendo un pulsante – scelto a caso dalla vasta gamma di opzioni, si aprivano – e potevo bloccarle con un altro pulsante a caso. Qualche minuto e decine di punture dopo, era un attimo rientrare, ripremere il primo pulsante a caso, che faceva partire le porte verso l’apertura, premerlo nuovamente per chiuderle, muoversi con agilità facendolo richiudere. Tre volte prima di notare l’esistenza delle fotocellule. Poste a un’altezza sufficiente per non essere scavalcate e troppo bassa perché potessi passarci sotto senza scavare una fossa. Poi ho potuto ingozzarmi col prezzemolo che son riuscito a rubare alla natura pagando numerosi pegni – ndc. Che non ricordo per cosa stava “c” quando ho coniato quest’espressione e allora la uso a caso sperando che il mio subconscio mi venga in soccorso un giorno in futuro, magari in sogno, ché mi hanno detto che va di moda e ti spinge a fare viaggi in Egitto. Ecco, ndc è che la natura non mi ha fatto pagare in natura, doveva averne già abbastanza del prozio –  e sostanzialmente basta. Poi ho dovuto salutare la prozia che mi ha chiesto di abbracciarla e io non sapevo assolutamente come fare e l’ho solo pensato e non gliel’ho detto però magari l’ha capito perché a parte qualche inploit direi che non è stupida e così via. Poi ho visto una meridiana. Cioè, l’ho attentamente osservata segnare il mezzodì alle 13.26.24. Tutto questo grazie a un’esatta equazione del tempo, senza contare che siamo spostati di non so quanti gradi rispetto a non so che meridiano e quindi vanno aggiunti venti minuti. E insomma. È stato bello poi chiedere al prozio che accade con l’anno bisestile, e lui non ne aveva assolutamente idea e penso che morirà col dubbio perché è testardo e vuole capirlo da solo. Oppure mi viene a dire che da quando il monossido di carbonio è uscito dalla sua vita, la sua memoria ne ha giovato. E insomma. Sto pontificando, come dice e fa lui. Mi ha riportato a casa, sano e salvo, è sceso dalla macchina, l’ha ruotata tutta in un tempo necessario a perlustrare diciotto volte il contorno, ma non era particolarmente in vena di correre, s’è posto in un punto vagamente rialzato rispetto a me con le braccia aperte come volesse un abbraccio o qualcosa di simile. Alla fine due baci, grazie al cielo, ché il panico-abbraccio me l’ero già giocato una volta. Il panico-baciosullaguancia, beh, quello è sempre valevole, e infatti ho toppato la guancia di partenza con tanto di imbarazzo successivo e necessario e bilaterale e così via. Eh vabbè. Poi è entrato, quindi inutile siparietto. Ha mangiato quello che sembra una torta gelato, ma in realtà è una meringa, anzi forse una sacher fatta col cioccolato bianco – e c’è chi lo chiama cioccolato. Pfui –  che m’è costata una cicatrice invisibile sul dito. Mia madre in casa a montare la panna, io chiuso fuori dal cancello aspettando invano che qualcuno cogliesse la mia presenza. Data la mia presenza e la mia prestanza, ho dovuto scavalcare il cancello rischiando buona parte delle malattie infettive che il ferro può infettare, ma soprattutto rischiando la morte per passare accanto a una ragnatela ché se la toccavo ora non ero qui, ma là intrappolato a gridare mentre un ragno mi assale. E insomma. Si potrebbe anche citare la cena di ieri sera, che tra un L’universo è come un grande organismo. Si distende e si contrae, come il diaframma durante il respiro e un La talforestadiunpostodelcazzodicuihannodiscussopermezz’oraedicuiamenonimportavaassolutamentenullaequandomihannochiamatoincausahodovutofareunabattutaperché siaspettavanotuttilamiapiùcompletaattenzione è il più grande organismo vivente del mondo [e per due dannate volte ho scritto orgasmo invece di organismo] e un Seh, anche quella cosa che non discendiamo dalle scimmie, mah, beh, son riuscito a sopravvivere. E tre mesi tra dei creazionisti fanno meno paura. Non molta meno. Un po’ meno. Tipo poco meno. Ma vedeste che camera ho là.

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