Let’s go to the mass, today

Sono stato anche al Mall, in realtà, ma ben tre volte, quindi non era valida come questione bizzarra su cui fare un post per poi riuscire a non parlare di nulla. Quindi ho preferito storpiare la dotta citazione a cotal guisa. E insomma. Anzitutto mi chiedo per quanto andrà avanti questa baggiatanata per cui io non so le preghiere e quindi posso stare sempre in silenzio e per quanto quella ancora maggiore per cui quando parlo italiano o dico cazzate o cito canzoni, cose che a volte collimano. E insomma. Il vangelo di oggi diceva una cosa molto semplice: gli schiavi che conoscono il volere del loro padrone e non lo rispettano facendo qualcosa di grave devono essere beaten severely, mentre quelli che fanno qualcosa di altrettanto grave non rispettando il volere del padrone per ignoranza, vanno beaten softly. Ed ecco un altro ottimo insegnamento di cui il mondo aveva bisogno. E io che credevo che ci fosse pure qualcosa di buono nel vangelo, tipo la punteggiatura. E infatti c’è, giacché la predica ha tralasciato questo punto fondamentale che dovrebbe essere alla base della convivenza civile per commentare le spesso pacchiane e sempre retoriche domande di Gesù (sei il figlio di Dio? Che cazzo fai domande?), quella di oggi suonava suppergiù What/Who is your treasure? E insomma. Io ho scartato gli what, perché il materialismo mi imponeva di scegliere. Quanto agli who, se può essere di qualche interesse per qualcuno, non ho nemmeno scelto Gesù. Qui cantano, cantano tutti, durante la messa. Cantano tanto, molto più di quanto mi pare si faccia da noi, cantano anche la liturgia. Sono bravini, per altro. Viene voglia di applaudire lo spettacolo, magari a metà, sperando in un intervallo, ma non ti bada mai nessuno. Altri tentano di applaudire costantemente e sono bambini ritenuti iperattivi che vengono sottoposto a EKG in attesa di ottenere l’autorizzazione a somministrare loro Ritalin, così, tanto per. Ha otto anni, è iperattivo, qui anche il pane è fatto con lo zucchero, sono tutti segni che un medicinale è necessario.  E insomma, è una nazione così. Bambini drogati, consumi di carburanti alle stelle perché tutti hanno le macchine grosse perché tutti hanno le macchine grosse – mio fratello, alla stessa domanda e con una maggiore quantità di fantasia ha risposto “Perché hanno tanto spazio” – e quindi si curano del pianeta quanto io mi curo della pineta dietro casa. Però, e qui io vedo un gigantesco paradosso, ben più grande di quello che vedo in uno specchio o in una webcam che riflette al contrario, sono tutti gentili. Qualsiasi commesso di qualsiasi negozio ti chiede come stai. se tutto bene, come e in che misura può aiutarti, se vuoi la tua giacca perché 19° fahrenheit sono un po’ pochini anche per l’aria condizionata, se può sdraiarsi sulla pozzanghera che c’è per terra per farti attraversare e così via. Belle persone. Quelle stesse persone che, dopo averti dato fuoco alla casa, inchioano l’auto per far passare il camion dei pompieri, generando incidenti tra loro, ma chissenefrega, l’importante è spegnere il fuoco. La stessa nazione che durante la messa prega per la pace e per i propri soldati che non stanno esattamente esportando pace in scatola, magari qualche razione di fast food, ma that’s all. Stasera, cioè tra un’ora, cioè stanotte per te che leggi, devo andare a scuola. Ti cagheranno il cazzo per la barba che non ti fai da una settimana perché sei pigro, mi hanno ammonito così, poco fa, i geni di qua, in altre parole, ma il succo era questo. E io così, ribelle, vado a dare il cinque alle statue, as Ritalnoah does, a dire non m’importa come il signor I don’t caaaaaaaaaare, ma con meno stile e con uno scarso accento del midwest, cosa che purtroppo un po’ mi pesa. Intanto ho scoperto che McKenzie si chiama MacKenzie e ha perso buona parte della sua attrattiva nei miei confronti, soprattutto perché l’ho persa di vista e credo non la vedrò più sino all’inizio della scuola e difficilmente allora mi riconoscerà, visto che sarò un rivoluzionario coi capelli corti e la barba tagliata. Ciao Kenz, è stato bello. E avevi anche un cognome così figo, avrei premuto perché lo avessero i nostri figli. Intanto ieri mi è successa una cosa che mi capita più o meno periodicamente, cioè andare da qualche parte aspettando qualcuno e finire per rischiare che questo non si presenti o così via. Ieri era tutto parte di un grosso fraintendimento, ma un paio d’ore a fluttuare per un centro commerciale me le son fatte comunque. Purtroppo, non c’è tantissimo di interessante, visto uno di tizio che sta seduto per ore a bere una bibita e ogni tanto chiude gli occhi e sembra che dorma, ma poi li riapre al volo perché era uno scherzone, li hai visti tutti. E credo tu le abbia viste tutte anche quando scopri che puoi pagare i tipici giochi da centro commerciale per bambini. Ottocentotrenta parole, viva me.

There is an old cliché, such and old cliché, under your Monet, baby.

Dimenticavo. Perché le cose interessanti si dimenticano sempre, sennò non sarebbero interessanti: a pranzo, sono stato l’unico a pranzare, gli altri hanno fatto colazione. E ho pranzato con del pollo fritto, perché non c’è nient’altro qui, ma soprattutto, avevo tre condimenti da scegliere da una lista di vegetables. Here’s what I got: mashed potatoes, maccheroni&cheese and dumplins. Yay!

Una Risposta to “Let’s go to the mass, today”

  1. magamagò Says:

    :P (e non c’è bisogno che riporti la frase)

    ..e finalmente una citazione che conosco!

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